Energy for Africa, missione compiuta

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Missione compiuta: gli studenti universitari di Labé, la seconda città della Guinea, nell’Africa centro-occidentale, adesso possono finalmente studiare anche di sera. Stop alle candele: i libri adesso possono leggerli alla luce delle lampadine a led, la cui energia viene dal sole. E l’energia è un dono degli studenti e dei docenti della Cittadella scolastica di Mirano, cioè degli Istituti Levi-Ponti, 8 Marzo-Lorenz e del liceo Majorana-Corner.

È stato installato pochi giorni fa, infatti, l’impianto di produzione e accumulo di energia. E’ il coronamento di un progetto avviato circa quattro anni fa. “Tutto nasce – spiega la preside del Levi-Ponti Marialuisa Favaro – quando un giovane guineiano, da alcuni anni in Italia, è venuto a scuola a parlare di immigrazione e uguaglianza, nell’ambito di un’iniziativa promossa da una delle insegnanti di Diritto, Francesca Da Villa”.

Il giovane, Mamadou Diallo, aveva un sogno: “Quello di permettere ai ragazzi del mio Paese di studiare, disponendo di elettricità”: lo ricorda lui stesso, oggi 27enne e ben inserito nel Veneziano, dove vive e lavora: «Mi ero costruito un armadietto elettrico, dotato di pannello fotovoltaico, una piccola pala eolica e un accumulatore. Desideravo fare una cosa del genere, ma grande, per una biblioteca del mio Paese».
Gli studenti e i docenti – all’inizio sono quelli del Levi-Ponti – lo ascoltano, si appassionano, si coinvolgono. Trasformano quel sogno in progetto, lo fanno rientrare nel programma didattico e si mettono all’opera.

Servono soldi e i soldi arrivano: flashmob, partite di calcio e le “Feste di sguardi” promosse dagli insegnanti di religione sono alcune delle occasioni che permettono di raggranellare danari. Alla fine vengono raccolti 19mila euro, la cifra necessaria per acquistare le componenti necessarie per l’impianto. E negli anni, studiando la Guinea, progettando cosa sarebbe servito, calcolando la sostenibilità economica dell’operazione e tarando anche le componenti tecnologiche sulle reali necessità (in Guinea non c’è rete elettrica e l’energia prodotta – se non usata subito – va accumulata), le tre scuole trasformano il sogno in realtà.

Il suggello è dei giorni scorsi: la preside Favaro, due insegnanti di elettronica – Fabio Baldan e Carmelo Caramma – un insegnante di religione – Paolo Barbiero, che ha sempre sostenuto il progetto – e tre studenti, diplomati nel giugno scorso – Damiano Salaroli (informatico), Riccardo Scapin e Andrea Carniello (elettronici) – prendono l’aereo per l’Africa.  Con due giorni di viaggio, uno dei quali riempito dalla trasferta di 450 chilometri sulle disastrate strade della Guinea, arrivano a Labé e, superate le non piccole traversie logistiche, in un giorno montano un impianto fotovoltaico da 10 kW. Quanto basta, in Italia, per l’autosufficienza energetica di tre famiglie e tre appartamenti di medie dimensioni. Quanto basta, in una delle quattro università della Guinea, con duemila iscritti, per illuminare la biblioteca e la segreteria e consentire di caricare computer e cellulari di chi opera in questi spazi.

Ma messe in un cassetto le candele e accesi i led di Labé con il sole, non si fa solo festa: inizia la nuova sfida: “È la sfida vera”, conferma la preside Favaro. “Abbiamo visto, a Labé, un altro impianto per generare energia, donato nel 2011 da americani. Ma, dopo un guasto, non ha prodotto più elettricità, perché manca personale competente. È nostro interesse e volontà, perciò, che questa cosa non avvenga con il nostro: sarebbe un fallimento anche per noi. Perciò, d’accordo con il direttore dell’università, vogliamo sviluppare la cooperazione e formare, a distanza, persone che possano fare buona gestione e manutenzione dell’impianto. Abbiamo richiesto il sostegno del Miur e del ministero degli Affari esteri, della Regione Veneto e della Città metropolitana: speriamo di riuscire a firmare presto una convenzione per raggiungere questo obiettivo”.

Un obiettivo duplice, in realtà: far funzionare a lungo un impianto “e mostrare anche ai nostri studenti – conclude Marialuisa Favaro – l’utilità di un’azione solidale che, aiutando gli africani a vivere meglio nel loro Paese, disincentivi le migrazioni”.

(articolo di Giorgio Malavasi, pubblicato su Gente Veneta 12/2016 del 25 marzo 2016)

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